Tribunale civile e correzionale di Salerno e Corte d'assise

 

Del fondo Tribunale civile e correzionale di Salerno e Corte d'Assise sono stati inventariati i processi per reati politici e brigantaggio, che, unitamente al carteggio del Gabinetto di Prefettura, consentono di studiare il fenomeno brigantesco e le insurrezioni scoppiate nel periodo immediatamente post-unitario, la formazione di partiti e di movimenti politici, la nascita dei sindacati, gli scioperi.

Per quanto riguarda il brigantaggio si segnala in particolare la ricca documentazione sulla banda Manzo e sulla banda Tardio, operanti rispettivamente nel circondario di Salerno e nel Cilento.

I processi per reati politici forniscono un'interessante testimonianza del malessere esistente nella provincia all'indomani dell'Unità, quando il venir meno delle speranze in una radicale trasformazione dell'assetto sociale, unitamente alle mene clericali e filo-borboniche, diede vita ad episodi insurrezionali - soprattutto in occasione del plebiscito del 21 ottobre 1860 -  o perlomeno a tentativi di suscitarli. Numerosi processi vedono sul banco degli accusati individui che avevano mosso critiche al nuovo governo, istigando i loro concittadini alla rivolta. «Voci allarmanti tendenti a spargere il malcontento contro il governo», «Grida inneggianti a Francesco II e di abbasso a Garibaldi ed a Vittorio Emanuele II»: sono questi i capi di imputazione che ricorrono più di frequente.

Nell'archivio della Corte d'Assise si rinvengono anche incartamenti processuali concernenti insurrezioni filo-borboniche ed episodi di brigantaggio avvenuti fuori provincia. Tra questi i più numerosi sono quelli riguardanti la Basilicata. La presenza di questi processi è dovuta al fatto che il codice di procedura penale sardo-italiano, vale a dire il codice entrato in vigore nel Regno di Sardegna nel 1859 ed esteso al nuovo Regno d'Italia dopo l'Unità, prevedeva che la Cassazione, nel caso di ricorso avverso la sentenza emanata da una Corte d'Assise per ottenerne l'annullamento, potesse rinviare la causa alla Corte d'Assise di un'altra provincia.

In questo fondo si rinvengono anche, pure se in misura molto limitata, incartamenti processuali riguardanti repubblicani e socialisti accusati di cospirare contro l'ordine costituito. Più numerosi sono, invece, i processi per scioperi verificatisi soprattutto nell'Agro nocerino-sarnese. Il reato di cui gli imputati dovevano rispondere non era lo sciopero in sé, che non era punito dal codice penale Zanardelli - entrato in vigore il 1° gennaio 1890 - ma l'attentato alla libertà del lavoro, di cui gli scioperanti venivano accusati per aver impedito ai loro compagni di entrare in fabbrica.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro vanno segnalati alcuni processi per i cosiddetti omicidi bianchi: la morte di operai, dovuta a mancanza o ad inosservanza di norme di sicurezza. 

Numerosi sono gli incartamenti processuali riguardanti i moti per il caro-viveri scoppiati nel maggio  del 1898 a causa dell'aumento del prezzo del pane.

Altri processi hanno a che vedere con la vita politica locale e concernono soprattutto brogli elettorali ed anche attentati alla vita di qualche sindaco.