Catasti onciari

CATASTO  ONCIARIO

 

 L'Archivio di Stato di Salerno conserva soltanto un esiguo numero di catasti onciari che, in origine, erano conservati presso gli archivi dei comuni, da dove in tempi remoti sono stati prelevati per salvarli dal rischio di dispersione. La serie completa dell'onciario, invece, si trova presso l'Archivio di Stato di Napoli, nel fondo della Regia Camera della Sommaria, che era la magistratura centrale del regno di Napoli preposta ai lavori per la formazione del catasto. Nell'Archivio di Stato di Salerno i catasti onciari dei vari comuni della provincia sono conservati in microfilm.

La denominazione di questo catasto deriva dalla parola oncia, che era una moneta di conto, non reale, in base alla quale si calcolavano i redditi e le relative imposte. Ciascun catasto consta di tre parti: le rivele, che sono le dichiarazioni dei redditi fatte dai cittadini; gli apprezzi, eseguiti da deputati scelti dalle comunità locali; il catasto vero e proprio redatto nella forma definitiva. Gli onciari constano di uno o più volumi a seconda della grandezza del comune: per le università più piccole le rivele, gli apprezzi ed il catasto consistono in un unico volume; per le più grandi costituiscono volumi distinti.

Passiamo ora ad esaminare come è strutturato il catasto onciario. I cittadini sono divisi per categorie: i cittadini maschi capi-famiglia residenti, dei quali è indicata la composizione del nucleo familiare, le vedove, le vergini in capillis, vale a dire le nubili che non avevano preso i voti religiosi, i forastieri abitanti, i forastieri non abitanti bonatenenti (coloro che possedevano beni nel comune senza risiedervi), gli ecclesiastici secolari tanto cittadini che forestieri, le chiese e i luoghi pii, sia locali che forestieri. Nell'ambito di ogni categoria i contribuenti sono elencati in ordine alfabetico per nome e non per cognome.

Le imposte previste dall'onciario erano di tre tipi: il testatico, che gravava sui capifamiglia, ad eccezione di coloro che avevano compiuto i sessant'anni, ed era uguale per tutti; l'imposta sui redditi da lavoro - la cosiddetta industria - che gravava sui soli maschi a partire dall'età di quattordici anni (dai quattordici ai diciotto anni si pagava la metà) ed era calcolata in base al reddito presuntivo previsto per i vari mestieri e non in base al reddito reale; l'imposta sui beni, che gravava sugli immobili (case, terreni, mulini, frantoi, ecc.), sul bestiame e sui capitali dati in prestito ad interesse. Dal testatico e dall'imposta sul lavoro erano esonerati coloro che vivevano more nobilium, cioè di rendita, o che esercitavano professioni liberali. Paradossalmente, il bracciante veniva tassato per la sua attività ed il notaio no.

Il catasto fornisce dettagliate informazioni sui beni dei contribuenti: delle abitazioni è descritta la tipologia, l'ubicazione, spesso anche la grandezza («casa palaziata», «comprensorio di case di vani [...] soprani e sottani»); dei terreni sono indicati i confini, l'estensione e la natura delle colture; vi è quindi la descrizione degli eventuali capi di bestiame. All'elenco dei beni segue quello dei pesi, costituiti, in genere, da censi e canoni da pagarsi agli enti ecclesiastici e al feudatario e da interessi su capitali presi in prestito. Il catasto fornisce altresì dettagliate informazioni sui nuclei familiari, indicando, per ciascuno di essi, il numero dei componenti, la loro età, l'attività svolta ed il rapporto di parentela con il capofamiglia. Il catasto si conclude con la collettiva delle once, vale a dire con l'elenco dei contribuenti, divisi per categoria, e delle rispettive rendite.

Una fonte così ricca di informazioni si presta ad una molteplicità di usi: l'onciario è stato studiato per ricerche demografiche, sulla struttura delle famiglie, sulle professioni, sulla toponomastica, sul tessuto urbano, sul paesaggio agrario e per studi di natura più prettamente economica, quali la composizione e la distribuzione del reddito, le attività produttive e la relativa stratificazione sociale.