La cultura non si ferma!

la cultura non si ferma

La cultura non si ferma è la nuova pagina del sito del MIBACT che consente di aggregare attraverso sei sezioni  - Musei, Libri, Cinema, Musica, Educazione e Teatro -  le molteplici iniziative virtuali organizzate dai luoghi della cultura statale, dal mondo dello Spettacolo, della Musica e dell’Audiovisivo.

L’ Archivio di Stato di Salerno aderisce all'iniziativa #IoRestoAcasa presentando su questa pagina e su quella social un saggio dei documenti più curiosi conservati dall'Istituto, esposti per l'occasione della "Domenica di carta 2017" e pubblicati a stampa nel catalogo: "Carte, cartapecore, scartoffie e pinzillacchere. Dal più antico al più curioso, i documenti dell’Archivio di Stato di Salerno in mostra, Salerno, Archivio di Stato di Salerno, 2017".

I appuntamento - 10 marzo 2020 - "LA PERGAMENA PIÙ ANTICA"
Si parte con "La pergamena più antica", risalente al marzo 982, acquisita dall'Archivio di Stato di Salerno sotto la direzione di Leopoldo Cassese.

Si tratta della concessione di un terreno 'ad pastinandum' fatta da Giovanni, preposito del monastero di San Giorgio di Salerno, sotto la badessa Marozca.

ASSa, Corporazioni religiose, Monastero di San Giorgio, Pergamene



Cartapecore 1


II appuntamento - 11 marzo 2020 - "IL DOCUMENTO PIÙ LUNGO"

Oggi parliamo del documento più lungo, dato a Salerno nel 1164, riguardante la ricognizione dei beni appartenenti alla Chiesa e all’arcivescovado di Salerno, richiesta dal presule Romualdo II.
Si tratta di un pezzo lungo 4,30 metri, formato da 6 pergamene cucite fra loro, in cui sono descritti tutti i beni appartenenti alla Chiesa salernitana nell'anno 1164.
Il documento è edito in: L. E. Pennacchini, Pergamene salernitane (1008-1784), Salerno, Lino-Tipografia M. Spadafora, 1941-XIX, pp. 72-110, disponibile al link:
ASSa, Pergamene, Mensa Arcivescovile, n. 17
Cartapecore 2




III appuntamento - 12 marzo 2020 - "IL PROTOCOLLO NOTARILE PIÙ ANTICO"

Nel terzo appuntamento incontriamo il Protocollo notarile più antico, che copre gli anni 1362-1394.

Il più antico protocollo notarile è del notaio Sergio Amoruso (o de Amoruzco) di Amalfi. Contiene atti rogati tra il 1362 e il 1394 e consta di 114 carte. Si tratta di un manoscritto mutilo, unico superstite dell’intero archivio del notaio, ed è composto di materiali eterogenei, tra cui anche fogli e atti di altri notai.

Un'attenta e puntuale edizione degli atti è curata da: R. Pilone, Amalfi. Sergio de Amoruzco, Napoli, Athena 1994).

ASSa, Archivio Notarile, Distretto di Salerno, I versamento, b. 21



Cartapecore 3



IV appuntamento - 13 marzo 2020 - "IL MANOSCRITTO PIÙ ANTICO"

L'appuntamento di oggi riguarda il manoscritto più antico, datato 1435.

Si tratta dell'Expositio super Posteriorum Analyticorum libri di Egidio Romano.

Il manoscritto è composto da 27 fascicoli cartacei segnalati da fogli di pergamena; data desumibile 1435. La datazione è nel colophon: l’individuazione della data è stata effettuata mediante il confronto con altre forme di datazione presenti nel testo, verificando il corrispondente anno indizionale.

Link alla descrizione su Manus:
https://manus.iccu.sbn.it/opac_SchedaScheda.php?ID=210929

ASSa, Manoscritti, 1



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V appuntamento - 14 marzo 2020 - "IL PROTOCOLLO NOTARILE SALERNITANO PIÙ ANTICO"

Oggi tocca al protocollo notarile più antico di Salerno, risalente agli anni 1493-1494.

Si tratta delle imbreviature di Vincenzo Cicalese, notaio per per autorità regia e giudice ai contratti, la cui attività è documentata dal 1484 al 1501.

Il registro, in forma di vacchetta, contiene registrazioni date a Salerno per il periodo dal 2 settembre 1493 al 23 giugno 1494.

In epoca recente il volume è stato rilegato in pergamena.

ASSa, Archivio Notarile, Distretto di Salerno, I versamento, Notaio Vincenzo Cicalese, b. 4835

Per ulteriori e puntuali informazioni sul notariato di area salernitana nel XV secolo, cfr. G. Capriolo, Registri notarili di area salernitana. Inventario, Salerno, Laveglia & Carlone, 2009.

Cartapecore 5



VI appuntamento - 16 marzo 2020 - "IL PIÙ CITTADINO"

Oggi tocca al "Documento più cittadino", risalente al XVII secolo, contenuto nel Libro dei Privilegi concessi alla città di Salerno dalla fine del XV al XVII secolo da diverse autorità.
Alla c. 262 (ma 162) verso, c’è una piccola pianta della città di Salerno, riguardante il territorio detto il Tarcinaro, alla foce del torrente Rafastia (il torrente scendeva lungo l’attuale via Velia).
La carta è a corredo di una disputa tra l’Università di Salerno e alcuni nobili cittadini per la costruzione abusiva di botteghe in quel territorio, dove si teneva la famosa fiera di San Matteo.
ASSa, Archivio Carmine Bassi, 1
Per ulteriori e puntuali informazioni sul documento: cfr. M. Pucci, Il liber provilegiorum di Salerno, "Rassegna Storica Salernitana", XXVII/2 - n. 54 (Dicembre 2010), pp. 15-61.
Al link seguente è possibile 'sfogliare' la versione digitale, limitatamente alle carte 1r-144r, realizzata dagli alunni della classe 5A1-Inf dell'Istituto d'Istruzione Superiore “Basilio Focaccia”.
Cartapecore 6



VII appuntamento - 18 marzo 2020 - "IL PIÙ SACRO"

L'appuntamento odierno riguarda il documento "più sacro".

Si tratta di un antifonario utilizzato come coperta di protocollo notarile.

Nell’esemplare pubblicato sono evidenti i segni dell’uso successivo: la parte più scura corrisponde al dorso del volume. Sono leggibili, inoltre, alcune annotazioni e i versi:

"Amici miei fiati tutti cantare
Più che fuori di Patria rivedere
tutti fate festa e giubilate
ed il processo come voi volete
se io un giorno torno in libertà.
La povera e non che miserabile “Non Nominato” della Petina umilmente riave certo la pena mia la piangerete".
1735

ASSa, Pergamene, Antifonari



Cartapecore 7




VIII appuntamento - 19 marzo 2020 - "IL PIÙ FAMOSO"

Nell'appuntamento di oggi parliamo del "Documento più famoso", dato a Salerno il primo dicembre 1665.

Si tratta del Diploma di laurea in Filosofia e Medicina di Francesco Antonio Candido della terra di Vignale, Baronia di
San Cipriano, conferito dal Collegio Salernitano in Artibus et Medicina.

Nel documento si può notare che la formula di rito è iscritta in un cartello a forma di scudo sorretto da un’aquila bicipite incoronata.
Ai quattro lati i santi protettori: san Francesco d’Assisi, sant’Antonio di Padova, san Carlo Borromeo e santa Caterina d'Alessandria, al centro un medaglione della SS. Trinità e in basso lo stemma di famiglia dei Candido.

ASSa, Fondo Bilotti, Pergamene



Cartapecore 8




IX appuntamento - 21 marzo 2020 - "IL PIÙ AVVINCENTE"

L'appuntamento di oggi ci porta alle vicende accadute nella città di Salerno nell’anno 1647, nella testimonianza del: "Diario della sollevazione popolare guidata da Ippolito da Pastena, detto il Masaniello salernitano, in Salerno dal 9 luglio 1647 all’11 aprile 1648".

Il manoscritto è stato ritrovato tra la documentazione della Chiesa di Santa Maria ad Intra di Eboli e contiene anche due raccolte di versi.

La prima, di anonimo autore, descrive la carestia del 1647, resa ancora più grave dall’accaparramento del grano e di altri generi di prima necessità da parte dell’arrendatore Carmine Ventapane in accordo con il Segretario d’Azienda Giovanni Ascensio Goyzueta.

Il secondo componimento, Partenope a pié del’[imperatore Carlo III], narra della carestia del 1764: verso la fine si cita il Tanucci [Bernardo] che effettivamente ebbe un ruolo molto importante nella soluzione del problema degli approvvigionamenti.

Il manoscritto è dunque una trascrizione successiva di documento del 1647, oppure lo stesso manoscritto è stato utilizzato, oltre cento anni dopo, per raccontare della carestia del 1764?

Senza voler pensare alla curiosa combinazione per cui le cifre che formano i due anni sono le stesse, la prima ipotesi è senza dubbio la più attendibile: la calligrafia e l’inchiostro usato sembrano gli stessi nel primo e nel secondo componimento. Cambiano invece la carta, la calligrafia e l’inchiostro dello scritto sul verso dell’ultima pagina: “Dirà a don Ciccio Ricciardi che la copia del suo memoriale me la mandi per la posta di Salerno in Napoli alla fine dell’entrante settimana. Francesco Antonio Mirto”.

Quest’ultima annotazione ci fornisce una traccia sui possibili possessore e trascrittore del documento: Francesco Ricciardi (1758-1842) 1, conte di Camaldoli, presidente della Reale Accademia delle Scienze, e Francesco Antonio Mirto, o de Mirto, barone di Eboli.

Da: "Carte, cartapecore, scartoffie e pinzillacchere. Dal più antico al più curioso, i documenti dell’Archivio di Stato di Salerno in mostra, Fisciano, Gutenberg, 2017, p.24".

ASSa, Subeconomato dei benefici vacanti, b.25, f.lo 26



Cartapecore 9



X appuntamento - 28 marzo 2020 - "IL VOLUMINOSO (ma non il più voluminoso)"


L' appuntamento di oggi ci porta a conoscere la Platea (descrizione) dei beni posseduti dal Monastero di San Giorgio nell’anno 1786.

Al suo interno si trova il racconto della leggenda delle tre sante Archelaide, Susanna e Tecla, e del motivo per cui i loro resti sono conservati nel Monastero di San Giorgio a Salerno.

Le tre sante, che avevano conosciuto il martirio a Nola, vanno in sogno ad Agnese, monaca nel convento di san Giorgio, chiedendole di far traslare le loro ossa a Salerno.

Raccontato il sogno al vescovo, questi stabilisce di mandare a prendere i resti mortali delle tre Sante e di conservarli nel luogo in cui esse desideravano riposare, e dove si trovano ancor oggi, in una teca sotto i busti che le rappresentano. La leggenda si iscrive nella tradizione medievale del culto dei santi, protrattasi fino all’età moderna.

Il possesso di reliquie rendeva le chiese mete ambite dei pellegrinaggi, e ogni chiesa tentava perciò di acquisirne per accrescere il proprio prestigio, benché fosse proibito.

Non si conosce con esattezza la data in cui questa leggenda è entrata nella storia del monastero. Cassese, in Pergamene del Monastero Femminile di San Giorgio, si interroga su questa Passio alle pagine IX-X, situando, in maniera molto approssimativa, il ritrovamento delle reliquie intorno al 971.

ASSa, Corporazioni religiose, b. 60



Cartapecore 10




XI appuntamento - 31 marzo 2020 - "IL PIÙ PENOSO"

L'appuntamento di oggi ci fa incontrare con il documento più "penoso", dato a Salerno, nel 1810.

Si tratta del progetto di costruzione di un palco per gogna e decapitazione nei locali del Tribunale di Prima Istanza di Salerno, affidato all’ingegnere Matteo Amato.

Nel carteggio che conserva il disegno, l’ingegnere Matteo Amato descrive le modalità di esecuzione del palco, che deve essere costruito in legno di pioppo:

«Si devono costruire due scanni di legno della lunghezza ciascuno di palmi 8, e di altrettanti palmi di altezza, su de’ quali si deve formare un tavolato, che deve occupare le dimensioni di palmi otto x 12, e quindi su di detto tavolato si deve adattare due altri scanni per uso da sedere di lunghezza ognuno di palmi otto quali nell’adoprarsi devono combaciare per la direzione di detta lunghezza, ma frammezzo ad esso si devono innalzare quattro impiedi di simile legname dall’altezza da sopra al piano da sedere di palmi 6, e questi devono essere distanti l’uno dall’altro di palmi 2, nelle cui cime dovrà essere conficcato un chiodo, e finalmente per salire in detto palco uno scalantrone di proporzionata altezza, ed in questo consiste detto palco servibile per la riferita pena …[…]»

ASSa, Intendenza di Principato Citeriore, b. 1411, fascicolo 1



Cartapecore 11




XII appuntamento - 2 aprile 2020 - "IL PIÙ INSOLITO"

La testimonianza di oggi è stata realizzata per ricostruire la scena di un omicidio avvenuto nel centro storico di Salerno nel 1818.

Si tratta di rilievi della “scena del crimine”, il luogo in cui fu trovato morto assassinato Matteo Risi, abitante in Largo Dogana Regia all’altezza “della gran breccia che da detto Largo conduce alla marina”.

La perizia consta di numerose tavole e di una minuziosa descrizione dei luoghi. Quella pubblicata è la tavola VI, che lascia intravedere il mare dalla “breccia”.

ASSa, Gran Corte Criminale, b. 52, fasc. 13



Cartapecore 12



XIII appuntamento - 5 aprile 2020 - "IL PIÙ PESANTE"

Tre lapidi conservate nella cappella di San Ludovico, che attestano tre successivi restauri del palazzo, attuale sede dell’Archivio di Stato di Salerno e ab antiquo sede di varie magistrature che si sono succedute a Salerno nel corso del tempo.

Nel lasso di tempo – circa cento anni – che intercorre fra la prima e l’ultima lapide, la magistratura cittadina era la Regia Udienza di Principato Citeriore e Basilicata, con sede in Salerno.

La documentazione relativa a questa magistratura, conservata in Archivio di Stato, in buona parte andò distrutta nel 1832, in esecuzione del Real Rescritto del 1° novembre 1829 e del
Regolamento approvato il 1° dicembre 1831 che imponeva lo scarto di i processi anteriori al 1° novembre 1789.

Le lapidi sono datate 1637, 1729 e 1731 e indicano i nomi di tutti coloro che contribuirono in diverse fasi al restauro e all’ampliamento degli uffici collocati nel palazzo.

Cartapecore 13




XIV appuntamento - 6 aprile 2020 - "IL PIÙ “FOLLE” "

Da una memoria di Pietro Scarpelli, ricoverato nel manicomio Vittorio Emanuele II di Nocera Inferiore, il disegno di un “aeromobile”.

Nella serie “Folli” del Tribunale di Salerno è contenuta la corrispondenza tra la direzione del manicomio interprovinciale Vittorio Emanuele II di Nocera Inferiore e il presidente del Tribunale di Salerno, relative a ricoveri e dimissioni di pazienti dal manicomio stesso.

Tra questi colpisce la vicenda di Pietro Scarpelli, di cui l’incartamento conserva una lunga memoria in cui egli si racconta con la speranza di essere ascoltato dai giudici e dai medici.

All’interno della memoria c’è la descrizione di una serie di invenzioni che egli dichiara gli siano state sottratte, tra cui l’aeromobile di cui mostriamo il disegno. Si tratta di un documento molto importante, una voce dall’interno dell’istituzione manicomiale, in cui l’autore si pone un problema cardine della psichiatria del ‘900: «E’ forse scritto in cima ai codici: dove non c’è salute non c’è più diritto?»

Cfr MT Schiavino, Scrivere il male. Suggestioni intorno al quaderno di un internato,  «Riscontri», 3-4, 2008.

ASSa, Tribunale Civile e Correzionale, Folli, 1913. Quaderno di Pietro Scarpelli, p. 183 (n. m. 283)

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